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Durante una di queste notti mi occupai di una dolcissima bimba di 4 anni, Jasmine, con la pelle color cioccolato e gli occhi verdi e tristi. Sua mamma Amina si era allontanata qualche ora, su mia insistenza, per riposarsi un po', così decisi di raccontarle una storia per tranquillizzarla.
“C’era una volta una bellissima principessa, con i capelli ricci, neri e lunghi, un vestito rosa e una corona piena di gioielli sulla testa. La principessa adorava andare a cavalcare nel bosco per ore e ore. Un giorno di primavera, mentre si avvicinava con il suo cavallo bianco verso il lago vide un cagnolino, bianco e nero, che, assetato, cercava di bere sulla riva. La principessa si fermò ad osservarlo, senza far rumore per non spaventarlo, ma il cagnolino si accorse di lei e invece di fuggire le andò vicino, l’annusò, le girò intorno e iniziò a farle le feste’’.
A quel punto osservai Jasmine e mi accorsi che si era addormentata sulla mia pancia. Ero in trappola! Ogni mio movimento sarebbe stato rischioso, se si fosse svegliata nel cuore della notte, non vedendo la sua mamma, si sarebbe disperata. Decisi così di rimanere sdraiata sul suo letto, tenendole la mano e facendola dormire utilizzando me come cuscino.
Nel frattempo, mandai un messaggio ad Amina per rassicurarla e per dirle di stare ancora un po’ a casa tranquilla.
Quella notte trascorse in fretta e la bimba dormì serena.
La mattina presto però i rumori della corsia d’ospedale svegliarono sia me che lei. Aprimmo gli occhi e vedemmo la dolce e giovane mamma che, seduta chissà da quanto tempo accanto al letto, ci osservava in silenzio. La bimba appena la vide le saltò al collo, poi mi guardò e mi chiese << e la principessa poi ha portato a casa il cagnolino?>>.
Sorridendo spiegai ad Amina il perché di questa domanda, e promisi a Jasmine che un’altra sera le avrei finito di raccontare la storia della bellissima principessa. A quel punto salutai loro e il resto del reparto e andai via.
Tornai a casa con il cuore colmo di amore, dato e ricevuto, in quella notte.
Molto spesso, negli anni, mi sono chiesta come sarei stata come mamma, se sarei stata una mamma troppo presente, troppo ansiosa, troppo esigente, oppure avrei lasciato i miei figli liberi di gestirsi sin da piccoli, di crescere da soli e di non dipendere da nessuno?
Tante domande ma solo risposte ipotetiche,oramai era andata così.
Fortunatamente il lavoro in questo mi aveva aiutata molto. Ero sempre circondata da tanti “figli non miei”, ai quali mi dedicavo completamente.
Nei giorni a seguire continuai ad andare in ospedale e mantenni la promessa fatta alla dolcissima Jasmine. Finimmo, insieme alla sua mamma, di raccontarle la storia della principessa. Fu divertente. Non mi era mai capitato di inventare una storia a “due voci”.
Un pomeriggio arrivai in ospedale prima del solito, dopo aver salutato e chiacchierato un pochino con tutti i bimbi del reparto, mi diressi nella solita stanza di Jasmine. Il letto era vuoto, la sua mamma non c’era, ma le sue cose erano ancora tutte lì. Uscii dalla stanza e andai a chiedere ad un’infermiera dove fossero. Lei, con lo sguardo triste, mi rispose che erano al piano di sotto in terapia intensiva, Jasmine aveva avuto una ricaduta della sua miocardite.